Alì-Eventi e Tradizioni
S. Agata: Patrona di Alì
Il culto alla martire catanese fu introdotto ad Alì quando la nave su cui erano trasportate le spoglie della Santa, facendo ritorno da Costantinopoli, dove erano state trasferite 86 anni prima, per preservarle dal possibile sacrilegio degli invasori Arabi, si fermò presso la marina della cittadina, dove oggi sorge Alì Terme. Era il martedi 17 agosto 1126 e la popolazione aliese ritenendo quella sosta un segno di benevolenza della martire, accorse per venerare le sacre spoglie. Il Vescovo Maurizio, successivamente, donò ai fedeli una parte del velo che avvolgeva il corpo di S. Agata, che viene ancora oggi gelosamente custodito.
L’eroina catanese ben presto fu acclamata Patrona di Alì sostituendo l’allora protettore S. Filippo d’Agira. Nella seconda metà del Cinquecento a Lei veniva dedicata la meravigliosa Chiesa Madre.
Gli aliesi sono particolarmente devoti a S. Agata, che ricordano oltreché il 17 agosto – anniversario della traslazione delle reliquie -, anche il 5 febbraio – ricorrenza liturgica -, e ogni 10 anni con la cosiddetta “festa ranni” (festa grande). Quest’ultima, si svolge nei giorni di venerdi, sabato e domenica più vicini al 17 agosto e tra devozione, folklore e tradizioni, impegna un’intera estate. Padre Serafino d’Alì parla di questa manifestazione religiosa già nel 1700.
I preparativi iniziano ufficialmente già un mese prima e ad essi partecipano oltrechè i “ciliari”, cioè le famiglie incaricate di volta in volta e scelte a rotazione, tutta la cittadinanza, che prende parte attiva durante le varie fasi preparatorie. La particolarità della festa sta nella realizzazione di due “cilii” (cerei o vare) che saranno poi portati in processione con il simulacro di S. Agata.
La prima vara, chiamata “cilio del pane”, appositamente ornata, viene rivestita di pane azzimo, cioè senza sale e senza lievito. Le forme, per un consumo di circa 600 kg. di farina, sono varie: tenaglie, palme, ciambelline. Le formelle vengono preparate dai “ciliari del pane” e da tutti coloro che intendono dare una mano. Il pane servirà in minima parte per l’addobbo del cilio, ma, soprattutto, per essere offerto ai fedeli, dopo essere stato benedetto, nei tre giorni di festa.
Un altro gruppo di “ciliari”, quello delle “ragazze”, provvede, invece, a raccogliere offerte ed oggetti in oro, per l’addobbo della vara sulla quale prenderanno posto due bambine che impersoneranno S. Agata e S. Caterina d’Alessandria, la prima intenta a tessere, l’altra a riempire le spolette (i “navitti”). Durante i preparativi le fanciulle si prodigano alla scoperta dei “segreti” del telaio.
Per tradizione le 12 famiglie di “ciliari delle ragazze”, anche loro sempre accompagnati da un nutrito gruppo (soprattutto giovani), si recano nei paesi viciniori (Fiumedinisi, Itala e Alì Terme) a suon di fisarmonica e tamburello, per comunicare l’imminente data dei festeggiamenti e per raccogliere offerte e monili d’oro in prestito per adornare il cilio. Stessa cosa si ripete anche ad Alì.
Sin dall’avvio dei preparativi, in paese si respira aria di festa. Il ritmo è sempre lo stesso: si contribuisce alla realizzazione del pane, si visitano i locali dove le bambine sono intente a tessere, si accompagnano i “ciliari delle ragazze”, si balla. Le manifestazioni prettamente liturgiche, inevitabilmente, si intrecciano con quelle folkloristiche in un crescendo coinvolgente. La festa richiama numerosi fedeli e parecchi aliesi sparsi in Italia e nel Mondo per l’occasione fanno ritorno in massa.
L’ultimo giorno di festa i due cilii ed il fercolo di S. Agata saranno portati in processione. Si tratta di un momento particolarmente suggestivo per quanti in vario modo hanno collaborato alla riuscita della festa e per i numerosissimi fedeli assiepati nella piazza antistante il Duomo. I due cilii e la “vara” di S. Agata fanno il loro ingresso in piazza, sulle note dell’inno suonato dalla banda musicale, lo scampanio festoso, i classici “botti” e lo scrosciante applauso di una folla commossa e festante. Poi, la processione si snoda per le vie del paese, in senso inverso rispetto al tragitto annuale e, quindi, in serata il rientro in Matrice. Uno scenario difficile da descrivere: la piazza, ormai buia, pullula di gente, altrettanto l’interno della pur capiente chiesa. La festa si appresta alla conclusione con un po’ di nostalgia ma tanta soddisfazione. Ancora una volta è riuscita perfettamente: “Evviva Sant’Agata”.
Devozione alla Madonna del Bosco
E’ particolarmente sentita ad Alì la devozione alla Madonna del Bosco (o del Nemore, che in latino significa, appunto, bosco). E, fuori dal centro abitato, ai piedi dell’alto Monte Scuderi, in un grande castagneto (oggi notevolmente ridimensionato), nell’omonima contrada, esiste una chiesetta a lei dedicata con annesso romitorio basiliano.
Il grandissimo fondo che circondava l’edificio dal 1850 iniziò a deperire fino alla sua completa scomparsa con la soppressione dei beni monastici. La devozione alla Madonna del Bosco, però, fu sempre coltivata ed in diverse occasioni la piccola chiesa fu restaurata. I festeggiamenti solenni si svolgono, in paese, la seconda domenica di settembre (l’8 settembre si celebra la Natività della Santa Vergine), anche se fino al 1960 essi si svolsero totalmente al bosco.
Verso metà luglio iniziano i “Sabati” in onore della Madonna. Con una processione serale, che si snoda lungo il sentiero che porta a monte Scuderi, la statua viene trasferita dalla Chiesa Madre a quella a Lei dedicata. Qui per nove sabati sarà celebrata la S. Messa alle ore 7,00 del mattino. Il simulacro della Vergine, tornerà in paese la sera prima della festa, dopo i tradizionali giochi paesani e la celebrazione eucaristica. Da quando, infatti, il sacro edificio è stato nuovamente restaurato (nel 1988), la tradizionale “’ntinna”, i “pignateddi” ed altri giochi (che in un primo momento si pensò di trasferire in paese) tornarono ad animare quella contrada durante l’ultimo “Sabato” in S. Maria del Bosco.
