di Roberto Roma

Inizialmente fissata per il 1937 la Festa Ranni viene sospesa e rinviata al 1938

I preparativi della festa grande del 1938 sono stati piuttosto sofferti per una serie di motivi che andremo ad esaminare, con l’ausilio delle poche testimonianze dirette e, soprattutto, delle deliberazioni della Commissione di S. Agata dell’epoca. Iniziamo dalla data. Essa avrebbe dovuto avere luogo nell’agosto del 1937, così come proposto da un componente nella riunione del 3 gennaio 1937; il sacerdote Rao “non trova nessuna difficoltà” e la proposta incontra il favore di tutta la Deputazione, così come confermato durante la seduta straordinaria di giorno 12, dello stesso mese, convocata per consentire una partecipazione più ampia, considerata l’importanza della decisione da adottare.

Negli anni ’30 è stato costruito il campanile attualmente esistente (che vediamo nella seconda foto) perché quello originario (nella foto sopra) era stato seriamente danneggiato dal terremoto del 1908. Tra la popolazione, privata per lungo tempo dal suono delle campane, serpeggiava un certo malcontento, per cui si dovette procedere alla costruzione di quel “inadatto” campanile in cemento armato, che inizialmente era previsto sulla parte posteriore destra, ma che poi fu spostato al sito attuale onde evitare che venisse ristretta eccessivamente la strada.

Siamo, però, in un periodo particolarmente difficile per la Parrocchia, visto che la chiesa Madre dal 1930 fino a quell’anno era rimasta chiusa per lavori (in quel periodo fungeva da chiesa parrocchiale, quella dello Spirito Santo), anche se una festa grande sarebbe stato il modo migliore per inaugurarla. Così una prima condizione era stata posta da Padre Rao: “sia fatta la massima economia nelle spese che non devono oltrepassare le lire diecimila… le somme attualmente raccolte in cassa dovrebbero essere spese per completare l’arredamento della chiesa, sprovvista quasi del necessario”; alla quale si era associato il dott. Ludovico Broccio, che ribadiva: “l’essenziale di una festa consiste nel provvedere di un buon corpo musicale e uno scelto lavoro di giochi artificiali”. Lo stesso Broccio propone un’altra clausola, e cioè  che “infra il termine da oggi (12 gennaio 1937, ndr) alla festa del Corpus Domini deve provvedersi la chiesa del pergamo (il pulpito, ndr), dell’organo, del restauro del coro, di qualche paio di altari e di due confessionili”.

La proposta passa all’unanimità, si consultano, tramite lettera, vari corpi musicali ed il 5 febbraio viene dato pubblico annuncio della festa con la lettura dei componenti i due Cilii.

Iniziano i preparativi e “avendo consultato il Reverendo Padre Sparacino quale amministratore della fide commissaria Fiumara, dichiarasi disposto a riparare il coro e l’altare del SS. Sacramento”, viene anche contattata la banda musicale di Bagnara per il prezzo di lire tremila. Insomma, tutto sembra procedere bene affinché “la festa della Santa Patrona possa svolgersi con la più grande solennità e parsimonia di spese evitando tutte quelle che non sono puramente necessarie”, così come precedentemente stabilito. Siamo, però, già giunti al mese di luglio. Alcuni componenti della commissione insistono affinché il tetto massimo delle spese stabilito dell’Arciprete in Lire diecimila venga elevato almeno a lire quindicimila, obiettando che altrimenti non si può provvedere, visto che “negli anni trascorsi non si è speso mai meno della somma di lire ventiduemila”. Ma in cassa, per i motivi prima detti, non c’è la somma necessaria. Così alcuni propongono di intervenire personalmente per la somma mancante, quale anticipo.

Ne sarà derivata una discussione piuttosto accesa, visto che la commissione si spacca e la seduta viene sospesa.

Il 18 luglio, praticamente alla vigilia, la Commissione di S. Agata torna a riunirsi ed il parroco sospende la festa. Riportiamo le motivazioni in forma integrale:

“1°) in vista della prossima venuta del Duce a Messina, dove per la circostanza sarà il raduno totalitario dei fascisti donne rurale avanguardisti giovane Italiane Balilla e piccoli Italiani.

2°) Perché non è stata fino ora attuata la Deliberazione n. 9 del giorno dodici Gennaio c.a. che dispone di non potersi far Festa se prima non fosse corredata la chiesa di Organo, di Pergamo, di Altari, specialmente quello del SS. Sacramento e che fosse riparato il Coro, ecc.

3°) Perché dovendosi provvedere all’installamento del nuovo organo è stata trascurata la somma necessaria per il trasporto del materiale da Palermo Alì Superiore manodopera per la relativa cassa e legname, e vitto dei due fabbricanti perché è prevedibile la spesa di Lire duemila oltre altre spese per l’eventuale cantoria qual’ora si dovesse l’organo istallare sulla porta maggiore perché è prevedibile la somma di lire quattromila. Ciò apporterebbe un serio assottigliamento alla somma disponibile per la festa.

4°) Perché qualcuno dei componenti che era il propugnatore della festa e che aveva dichiarato essere disposto ad anticipare delle somme onde fronteggiare le spese della festa si era eclissato dall’intervenire alle riunioni del Consiglio Amministrativo mostrando con ciò di voler declinare l’impegno di eventuali sovvenzioni.

5°) Costava che vari componenti avevano asserito che la festa doveva farsi a qualunque costo onde sottrarre completamente tutte le somme della cassa S. Agata e che a festa finita il Parroco sarebbe rimasto solo a fronteggiare i debiti creati per la festa, poiché si pensava ideare una dimissione totalitaria dei componenti”.

Pertanto, i problemi economici e la necessità di provvedere alle spese, per i lavori compiuti in  chiesa, anche se la curia si era impegnata con una sovvenzione, hanno portato Padre Rao a rinviare la festa all’anno successivo.

Tra le righe, però, si legge una spaccatura all’interno della commissione ed, infatti, le dimissioni di cinque componenti fu immediata, così come, con altrettanta immediatezza, furono accettate dal presidente.

Stessi problemi economici si riscontrano l’anno successivo. Infatti, durante la seduta del 29 gennaio 1938, quando all’unanimità si decide di programmare la Festa Grande per il mese di agosto. Così la commissione decide di anticipare la somma necessaria autotassandosi con una quota pro-capite di trecento lire, concedendo la possibilità di emettere cambiali a quanti momentaneamente impossibilitati. Il prestito sarebbe stato restituito quando gli introiti sarebbero stati sufficienti, “quando – si legge – la provvidenza della S. Patrona avrà impinguato la cassa delle somme” . Un componente si dimette.

La somma da anticipare, successivamente, è stata portata a duecento lire.

Siamo ormai giunti in prossimità della festa ed il 26 giugno 1938 la Commissione torna a riunirsi per redigere un preventivo spese per un totale arrotondato a tredicimila lire, con le seguenti voci:

1) per musiche £.   3.000

2) per fuochi artificiali £.   2.000

3) per illuminazione £.   2.500

4) per paramenti in chiesa £.   1.500

5) per servizio religioso e cantori £.   1.500

6) per spese impreviste £.   1.000

7) per percentuale alla chiesa £.   1.000

Totale £. 12.500

Così per la gestione economica, in seno alla stessa commissione, viene nominato un comitato esecutivo che “per i singoli impegni dovrà espletare tutte le possibili pratiche e indagini onde ottenere il massimo delle economie onde evitare inutile e inopportuno sperpero di denaro”, ed ogni membro assume un determinato incarico.

Il 3 luglio, il vice presidente riferisce che il Corpo musicale di Bagnara chiede tremila lire per due giorni e quattromila lire per tre giorni, “… si stabilisce di impegnarla per due giorni per economia di spese”.

La Deputazione torna a riunirsi il 25 settembre, a festa ormai conclusa, per approvare le spese che ammontano a lire 13.788,90. Nella seduta del 6 novembre, poi, notiamo altri tre dimissionari, tra cui il dott. Ludovico Broccio, subito sostituiti dall’Arciprete.

Che non sia stata una festa facile lo si può dedurre dal numero eccessivo di componenti dimissionari, in contrasto forse con la linea dell’Arciprete Rao che sin dall’inizio era stato chiaro circa la necessità di evitare a tutti i costi gli sprechi, visto che in quegli anni si erano svolti importanti lavori in chiesa. Ma possiamo fare solo delle supposizioni e, certamente, non possiamo generalizzare: Broccio era stato sempre d’accordo con Padre Rao!

Corre l’obbligo, a questo punto, di precisare che abbiamo omesso volutamente di riportare altri nominativi dei componenti la Commissione, durante le varie fasi decisionali, per evitare che casi di omonimia con propri discendenti possano generare confusione e affinché a determinati comportamenti non siano date interpretazioni distorte, non potendone conoscere la motivazione.

Si esaurisce, quindi, l’argomento festa grande senza che, stranamente, come abbiamo visto, la Commissione di S. Agata si sia occupata di quella che ne costituisce la particolarità: i cilii, e tutto l’apparato organizzativo che ne sta dietro. I due gruppi di ciliari si saranno occupati di questo aspetto autonomamente o in stretta collaborazione con il solo Arciprete, e di cui purtroppo non esistono verbali.

Tornando alla Commissione di S. Agata, a seguito delle sostituzioni dei dimissionari, essa appare  più responsabile e più accondiscendente verso le proposte del Parroco, soprattutto quelle di economizzare. Nulla di nuovo sotto il sole! Oltretutto siamo in un periodo particolare e all’epoca bastava certamente poco per far festa. Gli svaghi non erano certo frequenti. Chissà quante volte ci è stato detto dai nostri nonni. Se a tutto questo aggiungiamo che la festa solenne non si ripeteva con molta frequenza, possiamo dedurne che l’emozione di riviverne l’esperienza doveva essere veramente forte, soprattutto per le nuove generazioni, che magari ne avevano solo sentito parlare. Ma anche per i più grandi che potevano dare indicazioni ai più giovani, sulla tessitura, la preparazione del pane azzimo (le formelle, le misure) e magari sospirando poter dire: “Ai miei tempi le cose erano diverse!”.

1938: Finalmente la Festa!

Il Cilio delle Ragazze davanti palazzo Fama, dove è stato realizzato. Le prime foto del cilio sono della festa del 1938

Arrivò il 1938, quando, dopo il rinvio dell’anno precedente, il 26, 27 e 28 agosto si svolsero le solenni celebrazioni per la Santa Patrona. Le bambine erano già state scelta nel 1937. Si trattava di Pietrina Fiumara e Maria Cozzo (madre di Marisa Manganaro). L’anno dopo, però, in prossimità della festa si dovette provvedere a sostituire Maria Cozzo che, per motivi di salute, dovette rinunciare, così, al suo posto venne scelta Maria Manganaro (suocera di Carmelo Oliva). All’avvio ufficiale dei preparativi (ultima domenica di luglio o prima domenica di agosto), dopo la celebrazione mattutina, come tradizione vuole, i due gruppi di ciliari iniziano a dedicarsi ai loro compiti. Quelli del pane a preparare il pane, quelli delle ragazze a visitare i paesi viciniori: Fiumedinisi, Nizza di Sicilia, Scaletta e Itala, Alì Terme ed, infine, l’ultima domenica prima della festa, Alì Superiore (come ancora all’epoca si chiamava).

La processione di domenica 28 agosto 1938 si svolse solo in paese, arrivata tra via P. Fama e la salita SS. Rosario, tornò indietro verso la Matrice tramite le scale che affiancano l’attuale Municipio. La strada carrozzabile limitrofa, attualmente utilizzata, all’epoca era troppo stretta. I  cerei, dunque, non salirono ad Ariella, ma percorsero solo il giro del paese. Ma quella fu la festa della protesta o della giustizia (diremmo oggi), perché quell’anno gli abitanti della popolosa frazione pretesero di avere almeno la statua della Patrona. Così, il giorno prima, sabato 27, si svolse la processione di S. Agata solo nel quartiere Ariella. Si trattò di un grande avvenimento perché fino a quel momento saliva solo il “Braccio di S. Agata”. Per l’occasione è stata allargata l’attuale via SS. Rosario, il tratto sotto la via Cappuccini. Sono stati realizzati dei muri a secco e l’esistente viottolo venne trasformato in una vera strada che si collegava poi con la via Cappuccini (praticamente il percorso attuale). Si trattò di una festa per gli abitanti, anche se si pervenne a questa decisione non senza contrasti: all’epoca la contrapposizione “paesani-airiddoti” era a dir poco esasperata da un ingiustificato campanilismo. Si parla addirittura di una fazione di facinorosi disposti a bloccare la processione facendola ripiegare verso la via Fama. Ma era già pronta un’altra fazione pronta allo scontro. Fortunatamente prevalse il buon senso!  Questa tesi è confortata da alcune scritture contabili della festa. Nei registri parrocchiali, infatti, nelle somme in entrata risultano due voci: “raccolta sulla vara il 27 agosto 1938 per le vie di Ariella Lire 509” e “raccolta sulla vara il 28 agosto 1938 per le vie del paese Lire 981,70 e cioè Lire 907,10 denaro e Lire 74,60 ricavo di 4 dollari”.

Pietrina Fiumara ha interpretato il ruolo di S. Agata nel 1938. Vive ormai da tempo a Udine. In occasione dell'edizione della Festa Grande del 2006, ci ha detto: "Per tre volte un bambino ha estratto il mio nome, penso che sia stato volere della Santa".

Ma torniamo alla processione di domenica, che ha visto (come tradizione) i due cerei, del pane e delle ragazze (ornato di monili d’oro), e, prima della statua di S. Agata, quella di S. Caterina. Quindi, anche il simulacro della martire d’Alessandria aveva il suo posto nella processione della Festa Grande. In realtà, si ritiene che nel passato “uscissero” anche altre statue. Al riguardo, infatti, è divenuto proverbiale il peso della statua di S. Sebastiano.

Una festa comporta sempre delle spese che, a quei tempi, non era facile affrontare, così alcuni ciliari, loro malgrado, si vedevano costretti a rinunciare. E’ stato il caso, di Carmelo Triolo che ritenendo di non potere provvedere all’abbigliamento dei figli, dopo la nomina, comunicò di rinunciarvi. Quella stessa notte, però, gli apparve in sogno S. Agata che gli disse: “In casa hai due botti di vino, vendine una e provvedi alle necessità della famiglia”. Così il Triolo, ritenendo doveroso assecondare la volontà della Santa, l’indomani si affrettò a comunicare la propria intenzione di accettare l’incarico. Naturalmente la notizia dell’accaduto si diffuse ben presto in paese.

Data festa 26 – 27 – 28 agosto 1938
S. Agata Pietrina Fiumara
S. Caterina Maria Manganaro
Parroco Sac. Giuseppe Rao
Sindaco Filippo Davì (Podestà)
Insegnante bambine Le sorelle Elena e Francesca Conti (nella loro abitazione in via Flomara)
Quartiere Cilio Ragazze Via Flomara, Via Spirito Santo, Via S. Antonio
Allestimento Cilio Ragazze Palazzo Fama (stesso luogo venne utilizzato anche nel 1958 e nel 1978)
Ciliari Ragazze: Giannetto Giovanni (capo cartella); Famà Gaetano (vice capo cartella); Famà Antonio; Pantò Giuseppe fu Carmelo; Briguglio Antonino fu Santi; Manforte Candeloro; Lupa Agatino; Triolo Carmelo fu Giuseppe; Triolo Orazio; Costanzo Carmelo; Rao Giuseppe fu Francesco; Conti Giovanni e sorelle Elena e Francesca.
Quartiere Cilio Pane Via Spirito Santo
Preparativi pane Il pane è stato preparato a casa del Capo-cartella e, per la cottura, è stato utilizzato il forno di Clementina Conti allo Spirito Santo (adeguandone l’apertura per la ciambella grande). Donna Clementina è stata la maestra del pane nel 1922.
Allestimento Cilio Pane Chiesa Spirito Santo
Ciliari Pane: Gennaro Concetto (capo cartella); Raspa Salvatore (vice capo cartella); Fiumara Giuseppe; Andronaco Giovanni; Andronaco Vincenzo fu Carmelo; Manganaro Agatino; Bonanno Francesco; Pantò Santi; Ferrara Salvatore; Manganaro Filippo con la madre Maimone Pasquala; Fiumara Gaetano; Manganaro Salvatore.